progetto sui colori LEICA fotografia
25 luglio 2018

Riflessione fotografica sui colori urbani contemporanei: The color pursuit

novità Personal

The Color Pursuit: una riflessione fotografica sui colori

 

Introduzione di Marta Di StefanoSociologa.

L’identità cromatica delle città contemporanee

Le città come noi le conosciamo sono il frutto dell’urbanizzazione, ovvero quel processo di spostamento in massa della popolazione proveniente dai centri rurali; fenomeno antico, è solo durante il diciannovesimo secolo che assume quel carattere distintivo che definirà la società moderna. È proprio la Seconda Rivoluzione Industriale infatti, che si sviluppa dalla seconda metà del 1800, ad essere determinante per questo fenomeno, che si diffonderà in Europa e in America in concomitanza della nascita dell’industria.

Il mutamento economico favorevole all’industrializzazione porterà velocemente la popolazione ad abbandonare le campagne, per raggiungere i centri urbani che nascono intorno alle fabbriche bisognose di manodopera; questa concentrazione di masse di proletariato presso i luoghi in cui sorgono le industrie ha favorito lo sviluppo del tessuto urbano grazie alla crescente necessità di servizi come alloggi, trasporti, scuole, banche, edifici religiosi e amministrativi che definiranno le città nella loro connotazione contemporanea.

La città diventa in questo modo uno spazio fisico storicamente e culturalmente definito, che riflette le caratteristiche identitarie della società, identità che come abbiamo detto è legata allo sviluppo industriale ed economico. Lo spazio infatti è una delle dimensioni, insieme al tempo, che definiscono l’espressione collettiva della realtà; ogni società determina una propria rappresentazione dello spazio mediata dall’esperienza, che nella società moderna (e post-moderna) è subordinata alla tecnologia e alla fiducia nel progresso. Ciò si riflette nell’urbanistica, vista come uno strumento che ha lo scopo di plasmare lo spazio urbano sui principi di razionalità ed efficienza tipici dell’industria. 

Così, come sostenuto da Massimo Cacciari le città, ormai divenute metropoli, rappresentano “la forma generale che assume il processo di razionalizzazione dei rapporti sociali… che segue quello della razionalizzazione dei rapporti produttivi”. 

La città ha perso il carattere antropocentrico tipico delle comunità rurali, divenendo una “stinta metropoli”, nelle parole di Pasolini, un luogo dove i rapporti sono distaccati, freddi e grigi come le fabbriche intorno alle quali è sorta; e se nel celebre saggio di Goethe il colore svolge un’“azione sensibile e morale”, è comprensibile come il grigio dei materiali da costruzione si rifletta sullo stato d’animo dei cittadini.

Figlia della società industriale, quella post-moderna (o postindustriale appunto), è nata dalle ceneri della seconda guerra mondiale e si è sviluppata negli ultimi decenni intorno al mutamento economico che ha visto la popolazione sempre meno impiegata nelle fabbriche a favore delle attività terziarie; in particolare lo sviluppo tecnologico e soprattutto delle tecnologie informatiche sta plasmando la società contemporanea, che ha ereditato dalla precedente forma l’idea di razionalità, standardizzazione e prevedibilità. È la società dei brainworkers, individui fissi davanti agli schermi grigi dei computer; il grigio infatti, da colore tipico delle fabbriche rappresenta oggi il colore per eccellenza dell’informatica e del business, grazie al suo carattere freddo neutrale e razionale.

Vediamo quindi come il colore possa assumere una forte valenza simbolica, ed ha da sempre svolto un ruolo importante nelle varie espressioni culturali (basti pensare al bianco simbolo della purezza o il nero sinonimo di lutto, per arrivare alla più recente attribuzione di qualità femminili al colore rosa e maschili all’azzurro), e secondo il teorico del design Riccardo Falcinelli esso non è solamente un attributo delle cose, ma anche “una categoria psicologica che esiste insieme al modo di produrlo, di diffonderlo e di narrarlo”. Ciò significa che la nostra conoscenza ed esperienza del colore sono legate a pratiche sociali, culturali e tecnologiche storicamente determinate, e per ciò “le idee cromatiche della società industrializzata hanno una cosa in comune: sono tentativi di razionalizzare il colore”.

Osservando le città del passato si può notare come per un lungo periodo il colore ne abbia rappresentato un elemento identitario molto forte (pensiamo ad esempio al rosso di Siena o alla variopinta Venezia); la logica razionalista della società industriale ha invece escluso la presenza del colore nelle costruzioni cittadine, come a voler allontanare dal tessuto sociale il suo carattere decorativo, emotivo e volubile.

Il colore risulta assente nei progetti urbanistici delle città contemporanee, che appaiono quindi prive di un’identità cromatica propriamente urbana, legata cioè alle sue costruzioni ed edifici. Eppure, sprazzi di colore si possono scorgere in città; pensiamo ad esempio alle scelte cromatiche degli outfit (più o meno eccentrici) sfoggiati dai cittadini, o alla Street Art, quell’insieme di pratiche artistico-visuali che spezzano la monotonia del grigio del tessuto urbano. Queste elencate sono pratiche espressive puramente individuali, che sembrano rivendicare un bisogno umano di colore che emerge in contrasto alla neutralità cromatica metropolitana.

Ma nelle città il colore si dimostra vero protagonista nelle insegne dei negozi e sui cartelloni pubblicitari; pensiamo a Coca-Cola, Facebook e Starbucks: sicuramente la prima cosa che ci salta alla mente è Rosso, Blu e Verde, il colore predominante dei loro loghi. Nelle strategie di marketing infatti viene riservato un ruolo di primo piano alla scelta del colore, perché questo risulta fondamentale per rappresentare la cosiddetta Brand Identity; le grandi società sfruttano il potere evocativo del colore per legare il proprio brand ad un’emozione che rende possibile l’immediata riconoscibilità del marchio, e quindi la fidelizzazione del consumatore. 

Siamo difatti ormai passati alla fase consumistica della società capitalistica, in quanto è proprio il consumo che definisce e caratterizza le società contemporanee; se nella fase industriale, infatti, l’identità sociale degli individui era determinata dal lavoro (l’ambito in cui per secoli si sono sviluppate le relazioni sociali) oggi è sempre più definita dalle pratiche di consumo. Proprio nel consumo l’individuo oggi esprime a pieno la sua identità; è l’homo consumens di Bauman, per il quale l’unico obiettivo è la gratificazione dei desideri, e consumare diviene un “principio etico”.

Vediamo come la metropoli diviene ancora una volta il teatro in cui avviene il mutamento sociale, ed è così che le città contemporanee si riempiono di rosso, blu, verde, giallo e arancione, i colori preferiti dai brand per veicolare il loro messaggio, che spiccando tra il grigio degli edifici catturano inevitabilmente lo sguardo del cittadino, per quanto questo sia svogliato, indaffarato, distratto. 

Riferimenti bibliografici

-Bauman Z., Homo consumens. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi, Trento, Edizioni Erickson, 2007

-Cacciari M., Metropolis. Saggi sulla grande città di Sombart, Endell, Scheffer e Simmel, Roma, Officina Edizioni, 1973

-Falcinelli R., Cromorama. Come il colore ha cambiato il nostro sguardo, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2017

-Goethe J.W., La teoria dei colori, Tubinga, 1810

-Pasolini P.P., Le Poesie, Milano, Garzanti, 1975


Questo progetto è nato da un bisogno interiore, anzi da una sofferenza interiore.

Sono un tipo da città, nato e cresciuto tra i palazzi e i semafori, ne ho vissute diverse in Italia e all’estero, ma negli ultimi anni sono andato a vivere fuori, tra la natura… Frequentando sporadicamente i paesaggi urbani ho aperto gli occhi intorno a quello che ero sempre abituato a vedere. Così ho cominciato ad osservare. Con l’aiuto della memoria fotografica ho da subito notato come i colori nel contesto urbano stavano via via svanendo. Auto, insegne, palazzi, persone si sono negli anni sempre più desaturate, assumendo colorazioni fredde tipiche dello stile contemporaneo, perdendo così carattere, appiattendo il contrasto con il grigio del cemento e rendendo tutte le cose molto simili, quasi indistinguibili. Questo aspetto lo sto ancora studiando e approfondendo con l’aiuto di una Sociologa, che mi sta mostrando quanto questa mia sensazione è in verità già realtà…

Ho anche letto un romanzo molto bello di un designer (famoso per un saggio sui colori) di nome Jean-garbiel Causse, dal titolo “la felicità ha il colore dei sogni”  in cui si immagina un mondo dal quale, all’improvviso, spariscono i colori e fa riflettere su quanto questi abbiano un ruolo fondamentale nella vita di tutti.

Ogni anno se si guardano dati statistici online ci viene mostrato che il colore preferito dagli automobilisti per la propria vettura insistono sui «colori neutri», dal grigio metallizzato, nero, bianco, i colori tutti dai toni spenti. Oggetti di design e di arredo oramai sono solo cromati o bianchi. Le case? Solo bianco, ovunque. Oggi gli elementi con colori primari pieni sono spesso oggetti Vintage.  Da una ricerca su internet ho trovato un articolo che diceva:

Riccardo Falcinelli, autore di Cromorama (Einaudi) commenta: «Una fitta coltre di conformismo avvolge le nostre scelte nell’arredo della casa, nell’acquisto di suppellettili, persino nel vestire. Una volta la vera eleganza era colorata, basti pensare alle decorazioni variopinte nei palazzi nobiliari tra Ottocento e i primi del Novecento». Oggi il colore «deciso» è quasi temuto, tanto è vero che sopravvive nei territori anticonformisti dell’alta moda o nell’abbigliamento eccentrico di certe famiglie reali.

Così con questo stato d’animo tarato sulla scala di grigi ho preso quasi quotidianamente il treno per la città e così è nata una ricerca di colore attraverso le fotografie, questa era una mia necessità di approfondire un pensiero e un disagio interiore mi ha trascinato per mesi a fare avanti indietro tra Milano e casa con la mia Leica. Guidato da fonti di colore, oggetti, palazzi, insegne, ma anche persone, elementi e riflessi…scattavo tutte quelle cose che sprizzavano vita in un mare di grigia tristezza. Dopo mesi ho deciso di raccogliere tutto e questa mia sensazione è diventata un progetto che ho intitolato “the color pursuit” proprio perchè il mio era un inseguimento senza sosta.

Ultima fase di editing

Una ricerca che è stata resa possibile (spero) grazie alle basi di conoscenza degli schemi di colori, gli accostamenti tra primari e secondari , quelli complementari e divergenti, che gli anni da designer mi hanno lasciato dentro come bagaglio visivo. Le fotografie sono proposte in dittici perchè ciascuna è complementare all’altra(amo bilanciare le fotografie) spesso si contrappongono zone vuote a foto dove si vede o si percepisce la presenza di persone.

Le immagini selezionate sotto sono frutto di 4 editing diversi, aiutato da colleghi stimati, questa è una selezione derivata da circa 1500 foto tutte scattate rigorosamente con una Leica M8, che amo per la resa dei colori molto vicina alla pellicola Kodachrome, e ho optato per il formato 4:5 per dare più armonia alla composizione.

 

Spero che questo possa piacervi e possa indurre una riflessione sull’importanza dei colori nella vita.

Luca.

Pubblicazioni:

Intervista su Enkester Magazine – http://www.kittesenk.com/luca-rossi/

Leica Camera Italia –

 

PROGETTO COMPLETO:


 

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